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la politica come Nessuno racconta
intervista a massimiliano cencelli
post pubblicato in diario, il 10 settembre 2008





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mariano rumor 1964
post pubblicato in diario, il 3 settembre 2008


 Tribuna Politica dell'8 ottobre 1964

Ultima puntata del ciclo di tribune politiche dedicate alla conferenza stampa dei segretari dei 9 partiti rappresentati nel parlamento italiano. Gianni Granzotto precisa che questa puntata arriva con un certo ritardo dovuto alla situazione di potere vacante al vertice della Democrazia Cristiana che solo qualche giorno prima ha riconfermato Mariano Rumor alla segreteria del partito, quasi all’unanimità. Resta tuttavia un’empasse sugli organismi dirigenti, per cui come dirigenti nazionali sono stati eletti i nomi presenti nella lista che ha ottenuto la maggioranza dei voti.
Segue come di consueto la presentazione dell’interlocutore per il pubblico. L’on. Mariano Rumor è accompagnato dall’avv. Speranza responsabile stampa e propaganda del partito.

Ecco come Granzotto presenta Rumor ai telespettatori: 
Rumor ha 49 anni, nato a Vicenza, laureato in lettere, ha fatto la resistenza, poi si è dato alla politica. Ha fatto parte della Costituente, ministro dell’Agricoltura dal 58 al 63 e ministro dell’Interno lo scorso anno.

Introduzione di Rumor:

A volte il linguaggio dei politici è di difficile comprensione, il rischio di non capirsi è grave, e la DC che è il partito più votato ha il dovere di parlare semplice e chiaro. Abbiamo da poco avuto il congresso, abbiamo discusso, siamo un grande partito che raccoglie la fiducia di 12 milioni di italiani, artigiani, contadini, operai. Discutere dei problemi è un dovere, ma noi siamo uniti, l’Italia ha bisogno della DC, perché siamo noi che diciamo no al comunismo, con fermezza. Vogliamo una società libera e questo non è possibile col comunismo, ma nemmeno col fascismo. Vogliamo più libertà, preparazione, educazione. I ceti popolari avranno più peso e dignità.
Noi abbiamo unito i partiti democratici per la guida del paese, stabilendo intese con il partito repubblicano, con il partito socialista democratico e con il partito socialista, facendo il centro-sinistra.
La situazione economica è ancora seria, dobbiamo essere prudenti.
Il bilancio generale della DC è però positivo, e invito tutti a partecipare alla vita pubblica del paese.

Aldo Airoldi, redattore politico La Nazione
Può chiarire il concetto di irreversibilità del centro sinistra?
Quale è l’atteggiamento nei confronti delle altre forze politiche?
Nella vita sappiamo che nulla è irreversibile, ma se intendiamo questa parola da un punto di vista politico, vuol dire che noi vogliamo portare il cammino del centro-sinistra fino in fondo.
Se poi si riferisce al nostro atteggiamento verso il partito liberale, esso si affida a linee dottrinarie e ideologiche che per noi sono insufficienti, e non c’è la possibilità per ora di un accordo.

Cesare Pozzo, vicedirettore Il Secolo d’Italia
Secondo De Martino, Il PSI ha del centro- sinistra una visione del tutto strumentale, come mezzo per la realizzazione dello stato socialista. Come fa quindi la DC a portare avanti il centro-sinistra?

Il centro-sinistra si fonda su dei punti in cui le finalità e gli obiettivi di tutti i membri si uniscono, sono d’accordo. La prospettiva dei singoli partiti è una cosa lunga, infinita, e si potrebbe realizzare solo se un partito avesse la totalità o quasi dei voti.

(Segue replica del giornalista e polemiche con il moderatore)

La DC considera ancora compatibili con i suoi principi gli obiettivi fissati dal PSI nel centro-sinistra?

Il programma è quello voluto e deciso da tutti i partiti , ognuno persegue un suo scopo finale, ma si tratta di vedere quale parte del percorso è possibile fare insieme.

Ugo Indrio, capo redazione romana Corriere della Sera
Molti accusano la DC di frenare il centro-sinistra, mentre l’ala marciante sarebbero gli alleati della DC. E’ vero?
No, non si può definire la DC massa frenante, ognuno porta il suo contributo.
La critica nasce dal fatto che la nuova maggioranza interna alla DC è una maggioranza di centro, con esclusione della sinistra.
La maggioranza che oggi guida la DC si distingue per un forte appoggio al centro-sinistra, quindi non si può parlare di massa frenante.

Luigi Pintor, condirettore L’Unità
La verità è che molte critiche di essere stantii e vecchi vi arrivano dall’interno e sono state ribadite al vostro congresso, con la preoccupazione che diventi sempre più difficile per la DC conservare i voti dei lavoratori a causa di politiche troppo conservatrici. Vi proponete di cambiare su questo?

Le critiche del congresso dimostrano la grande vivacità del nostro partito, ma la risposta è la solita che ho dato prima.( segue un po’ di polemica)

Ferruccio Disnan, La Tribuna (PLI)
La DC esigerà dai suoi alleati che dopo le amministrative essi non formino giunte comunali e provinciali con i comunisti?

La DC si muove su questa linea, la tendenza è quella
Ma quando la DC si imporrà?
Dal 60 in poi la tendenza è quella di fare giunte di centro sinistra, e vogliamo progredire su questa linea.

Piero Ardenti, direttore Mondo Nuovo (PSIUP)
Secondo me il progetto del centro-sinistra ha perso la carica che aveva all’inizio, è diventato un accordo di vertice, che è costato al PSI una scissione. Non pensa che il cambiamento sia dovuto alla DC, che ha voluto riportare il centro-sinistra alla vecchia politica centrista?

Penso di no. La DC ha avuto un ruolo positivo nel cammino del centro-sinistra.
Sembra che non ci sia differenza tra ciò che era il vecchio centrismo e la concezione che la DC ha del centro-sinistra: il tutto si riduce all’isolamento delle aree estreme.
Il centro-sinistra continua la programmazione economica, che era uno dei motivi per cui è nato, insieme all’esigenza di allargare l’area democratica.

Nino Nutrizio, direttore La Notte di Milano
Come spiega il veto delle sinistre interne al partito nei confronti dell’on. Scelba e dei suoi? Continuerà?
Non c’è stato né un veto né una ripulsa, ma solo una diversa interpretazione dei modi di gestione del partito..

Franco Ferrajolo, Il giorno di Taranto
Crede che si possa realizzare un’intesa dei vari partiti democristiani del mondo, ad esempio con quelli argentini, che hanno avuto molto successo?
I partiti democristiani possono salvare la democrazia nell’America latina, credo che si potrà parlare se non proprio di Internazionale almeno di una collaborazione tra i partiti democristiani.




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crisi di governo 1972
post pubblicato in diario, il 3 settembre 2008


Il 21 gennaio del 1972 Tribuna Politica si occupa della crisi di governo. Jader Jacobelli modera un dibattito con i rappresentanti di tutti i partiti politici e ricorda che nel pomeriggio sono iniziate le consultazioni del Capodello Stato, Giovanni Leone, eletto in dicembre. Questa tribuna politica è stata presentata con un'intervista a Vincenzo Scotti, ex ministro della Democrazia Cristiana.

Ospiti: Oscar Luigi Scalfaro, DC, Giancarlo Pajetta, PCI, Luigi Bertoldi, PSI, Aldo Bozzi, PLI, Antonio Cariglia, PSDI, Giorgio Almirante, MSI, Domenico Ceravolo, PSIUP (Partito Socialista di Unità Proletaria), Simone Gatto, Sinistra indipendente, Giorgio Bogi, PRI, Alfredo Covelli, Unità Monarchica.

Prima domanda: Quale giudizio date della crisi di governo?

Domenico Ceravolo, PSIUP
E’ la crisi di una politica, viva nella coscienza del paese, il centro-sinistra è fallito già dagli anni 60, come fallì il centrismo negli anni 50. Siamo contrari a qualsiasi riedizione di questo governo, perché ha aggravato i problemi del paese. C’è la crisi del mezzogiorno, delle campagne, la disoccupazione, il neofascismo, l’inflazione.

Giorgio Bogi, PRI
La crisi può essere utile, e anche salutare, perché sono aumentati i disoccupati, i cassaintegrati, i prezzi sono aumentati del 5%, la situazione è grave. Questo stato si corrompe ogni giorno che passa, è sfiduciato, abbiamo la crescita del fascismo che è causa della condotta del centro-sinistra.

Oscar Luigi Scalfaro, DC
Non serve a nulla fare delle denunce senza analizzare i fatti. Il PRI a un certo punto ha tolto la fiducia al governo dicendo di passare all’opposizione, e la DC ha tirato le conseguenze. Per tenere uniti 4 partiti diversi è ovvio che ci siano delle difficoltà, ci sono dei problemi, ma di fronte ai problemi e alle comunità internazionali, lo stato si vuole presentare serio e responsabile o con un sottosviluppo politico?

Giorgio Almirante, MSI
Le causa della crisi di governo dipende dal fatto che sono 10 anni che si spinge politicamente a sinistra, e adesso tutte le forze politiche riconoscono che è stato un fallimento. Spero che adesso questo si traduca in fiducia per l’MSI.

Antonio Cariglia, PSDI
Faremo di tutto perché l’ottimismo dell’MSI non abbia ragione di essere, noi comprendiamo l’insoddisfazione dell’opinione pubblica, ma l’idea del centro-sinistra era di allargare la base democratica, per risolvere i tanti problemi del paese. Ci mettemmo tutto l’impegno arrivando fino all’unificazione socialista. La crisi è arrivata perché all’interno della coalizione delle forze avevano spinto verso obiettivi di natura diversa da quelli che volevamo seguire. Queste forze sono nella DC, nel PSI, e anche il PCI ha fatto la sua parte

Simone Gatto, Sinistra indipendente
Secondo noi le elezioni presidenziali sono state un’occasione per le forze di destra interne alla coalizione per aprire la crisi, perché pensavano di poter dare una svolta a destra alla coalizione o arrivare alle elezioni anticipate volute oggi solo dall’estrema destra del parlamento. Nell’ultimo anno i problemi della coalizione sono stati molti, con l’impossibilità di portare avanti la politica.

Aldo Bozzi, PLI
Questa brutta crisi è l’epilogo di una serie di errori di oltre 10 anni, e i 4 partiti del centro-sinistra hanno la responsabilità della crisi attuale. Lo scopo del centro-sinistra era isolare e sconfiggere il comunismo, e si è ottenuto il risultato opposto, e di far crescere il paese, che invece è decaduto.

Luigi Bertoldi, PSI
Riconosco che ci troviamo ad affrontare una crisi difficile, che interrompe uno sforzo e non si sa se potrà riprendere. Il PRI denuncia i malanni della società ma non suggerisce alcun rimedio, e ha provocato la crisi. Oggi ci vogliono equilibri più avanzati e coraggiosi.

Domanda dal gruppo: Ma con quali forze volete fare questi equilibri?Anche col PCI?
risposta: anche con la DC, coi partiti minori, Psdi, ecc. Io non ho mai proposto la partecipazione diretta del PC, ma il problema oggi è un altro..

Giancarlo Pajetta, PCI
Il governo ha rifiutato di presentarsi davanti al parlamento, e quindi non abbiamo potuto discutere sul perché bisogna cambiare e in quale direzione. La DC non vuole discutere sul lavoro, sulla scuola, sula giustizia, col processo Valpreda, il governo si prende il lusso di non avere un ministro della Giustizia. Il paese su questi temi è unito, e c’è in atto il tentativo di spaccarlo.

Alfredo Covelli, Unità Monarchica.
I motivi della crisi sono chiari: intanto il modo in cui è stato eletto il Presidente della Repubblica, poi il governo che si è rifiutato di aprire un dibattito in parlamento sui problemi del paese, per non affrontare la dura realtà.

Seconda domanda: Come pensa che si possa risolvere la crisi di governo?

Domenico Ceravolo, PSIUP
Siamo in una fase di passaggio, e invochiamo un governo di transizione, che si opponga alla destra, che faccia scelte precise per la disoccupazione e il mezzogiorno, la scuola, le pensioni, e che si opponga al referendum fatto solo per spaccare il paese. Bisogna ridare fiducia alle masse popolari.

Giorgio Bogi, PRI
Il vero problema è il fascismo, che cresce, e dobbiamo cambiare radicalmente strada, vogliamo un governo a 4 di centro-sinistra, ma su una linea nuova. Bisogna fare le vere riforme.

Oscar Luigi Scalfaro, DC
La DC non ha una maggioranza per fare un governo, quindi deve trovare collegamenti con altre forze democratiche. Lo scopo è di raccogliere la fiducia dei cittadini, per garantire lo sviluppo del paese in libertà e democrazia. Il referendum poi è una norma costituzionale.

Giorgio Almirante, MSI
Intanto sottolineo che i voti della destra sono stati determinanti per l’elezione del Capo dello Stato e sono in grado di provarlo ( e qui si mettono a litigare di brutto). Noi chiediamo elezioni anticipate, e questa è la sola soluzione. E riguardo al rigurgito fascista, questa è una polemica che io mi sono buttato alle spalle, noi siamo un partito di destra nazionale e abbiamo raddoppiato i nostri voti.

Antonio Cariglia, PSDI
La maggioranza che ha eletto il capo dello Stato era di oltre 530 voti, quindi dubito dell’ affermazione di Almirante. Noi siamo fedeli al centro-sinistra originario, ma vogliamo una politica rigorosamente autonoma, o il centro-sinistra riafferma la sua autonomia e disponibilità a fare ciò che è necessario, oppure ognuno si prenda le sue responsabilità. La crisi è arrivata a causa delle sollecitazioni dei comunisti verso forze interne all’alleanza, che hanno sobillato nuove alleanze.

Simone Gatto, Sinistra indipendente
Per la soluzione della crisi servono tre condizioni.1) Le forze politiche devono respingere ogni suggestione da destra. 2) non far pagare ai ceti salariati il prezzo delle congiunture 3) utilizzare l’ultimo anno di legislatura per completare ciò che è stato interrotto.

Aldo Bozzi, PLI
Dopo 10 anni di crisi, si ripropone la costituzione del centro-sinistra, è assurdo!Questo porterebbe a una spaccatura nel paese, bisogna cambiare strada.

Luigi Bertoldi, PSI
E’ vero che c’è una minaccia da destra, ma non è vero che noi non abbiamo accettato di sostenere per l’elezione del capo dello Stato il senatore Nenni, (litigano), ma in quella occasione, uno schieramento diverso, aperto a tutte le forze costituzionali, avrebbe facilitato la soluzione della crisi.

Giancarlo Pajetta, PCI
Chiediamo una svolta democratica, noi facciamo appello anche alla piazza, per dire a tutti di discutere, di farsi sentire.. Riguardo il referendum, noi temiamo una spaccatura nel paese, perché non ci si occupa piuttosto di fare le riforme?

Alfredo Covelli, Unità Monarchica.
Voi finora avete escluso qualsiasi altra forma che non fosse il centro-sinistra, ora con le elezioni del Capo dello Stato si è dimostrato che c’è un’alternativa valida e democratica, perché gli altri partiti hanno dimostrato di essere paritari sul piano democratico. Bisogna ribaltare la maggioranza, quindi elezioni anticipate.

intervista ghirelli
post pubblicato in diario, il 3 settembre 2008


Pietro Nenni 1961
post pubblicato in diario, il 29 luglio 2008


Per presentare la tribuna politica del 26 giugno 1961, conferenza stampa del segretario del Partito Socialista Italiano on. Pietro Nenni, abbiamo intervistato Antonio Ghirelli, giornalista, scrittore, direttore del Tg2 nel 1986 e capo ufficio stampa di Sandro Pertini al Quirinale..

Il 1961

E’ una nota dell’agenzia ansa che arriva nella notte del 13 agosto che dà forse la fotografia più fedele del clima che attraversa il 1961: “Il confine tra Berlino est e Berlino ovest è stato chiuso questa notte”. I militari di stanza alla Porta di Brandeburgo sono solo l’aspetto ufficiale della guerra fredda in atto tra le nazioni e tra i partiti politici, all’interno e all’esterno dei confini nazionali.

L’Italia del 1961 possiede 4 milioni di telefoni, 6 milioni di radio e oltre 2 milioni e mezzo di televisori. Il prodotto interno lordo segna un più 8,6%. Il boom economico tradotto in cifre diventa una questione geografica: le città del triangolo industriale crescono a ritmo serrato e mille italiani al giorno partono per andare a lavorare in Svizzera, in Germania e in Francia.

Palazzo Chigi diventa la sede del Governo, presieduto da Amintore Fanfani. E sono i rapporti Dc-Psi il nodo politico da sciogliere, che darà vita al governo delle convergenze parallele.

È Milano a dare vita, all’inizio dell’anno, alla prima giunta comunale di centrosinistra, a riconfermare Pietro Nenni alla segreteria del partito socialista, ad anticipare insomma la linea di San Pellegrino: il congresso della democrazia cristiana che approverà ufficialmente il progetto del centro-sinistra. Dal canto suo il partito comunista, guidato da Palmiro Togliatti nel novembre del 61 confermerà l’abbandono dello stalinismo.

In Rai, c’è Ettore Bernabei, nasce la seconda rete nazionale ed i servizi di Enzo Biagi scandalizzano i ministri democristiani Scelba e Gonella. Le critiche investono anche il programma Tribuna politica, reo di aver portato il comunista Togliatti nelle case degli italiani per bene. Ma l’anno si chiude con lo scambio di auguri molto per bene tra Kruscev e Papa Giovanni XXIII.

Dettagio puntata:

Programma: Tribuna politica

Anno: 21 GIUGNO 1961

Oggetto: conf. stampa dei segretari dei partiti

Ospite: Pietro Nenni, segretario politico del partito Socialista Italiano

Tema: Posizione del PSI sui maggiori problemi politici del paese

Abstract:

Nenni inizia a parlare, e si chiede perchè non si riescano a fare le grandi riforme che il paese

sente come urgenti: scuola, Mezzogiorno, agricoltura. La sua risposta è che manca la volontà politica e nessun partito vuole sacrificare gli interessi personali.

Bisogna usare i pochi mezzi a disposizione per le necessità più urgenti e non sprecare i soldi. Il PSI è disposto a sostenere un governo che si decida, finalmente, a fare queste riforme. Non bisogna lasciarsi illudere dal boom economico, le riforme sono necessarie per un progresso reale.

Successivamente iniziano le domande dei giornalisti che riguardano:

1) Estrema destra

2) Politica di centro-sinistra

3) PSI e politica estera

4) Socialismo e religione

5) PSI e CGIL

6) PSI e consenso elettorale

Dettaglio domande:

Alberto Giovannini, Roma

Domanda: L'ostruzionismo verso le forze di estrema destra è un fatto positivo o negativo per gli equilibri politici del paese?

Risposta: Noi vogliamo che le forze di destra siano liquidate, ma certo non assorbite dagli altri partiti sotto mentite spoglie. Com’è successo nel 1948. Non è il caso delle elezioni sarde, ma fenomeni di trasformismo sono il deterioramento della vita democratica.

Se esistono, è meglio che si presentino chiaramente per quello che sono, e che non si inglobino nella DC. I fatti di luglio dimostrano che qualsiasi tentativo di derive autoritarie e fasciste provocano una reazione che scongiuri il ritorno al regime del 1922.

Vittorio de Capraris, il Mondo

Domanda: Voi sostenete che solo una politica di centro-sinistra può risolvere i problemi del paese, anche se un primo tentativo

è già fallito. Nonostante l’anno di vita del governo Tambroni. Allora quali sono le modalità e i tempi di questa politica?

Risposta: Se il primo tentativo di una politica di centro-sinistra è fallito, ma il PSI era disponibile con i sui 87 deputati e 33 senatori a fare il governo di centrosinistra sui tre punti: scuola riforma agraria nazionalizzazione dell’energia elettrica. Se ciò è fallito è stato a causa dei problemi interni alla DC. Ad agosto ci siamo astenuti in omaggio alle forze popolari che avevano dato vita alla rivolta e per creare una tregua fino alle elezioni del 6 novembre. Quindi saremo opposizione.

Vittorio Gorresio, La Stampa

Domanda: Se il PSI diventasse una forza governativa determinante, come potrebbe allinearsi in materia di politica estera al resto dei partiti democratici della sua coalizione? (commento di Vecchietti, questa è una domanda fatta bene perché breve e concisa)

Risposta: In questo momento i problemi di politica estera non sono determinanti come quelli di natura sociale – non c’è una crisi acuta dello scenario internazionale perché attualmente vige la politica della distensione – quindi anche un dissenso in politica estera non ci impedirebbe di appoggiare un governo allineato nel patto atlantico ma che promuova la politica della distensione. Noi sosterremmo un governo

che la pensasse diversamente da noi in materia di esteri purchè si occupasse dei problemi urgenti del nostro paese. Era già successo nel 1910 tra partito socialista e partito liberale, in cui c’era un dissenso in politica estera che non provocava fratture in maniera immediata perché più urgenti le questioni attinenti alla struttura politico sociale del paese.

Precisazione di Vecchietti sulla natura tecnica della sua lode a Gorresio

L'avvenire Padano

Domanda: A Budapest i comunisti hanno condannato 9 sacerdoti accusati di aver svolto attività spirituali che attentano allo stato socialista. Pur avendo deplorato questi fatti commessi dai comunisti ungheresi sul vostro giornale, voi socialisti in Italia appoggiate i Comunisti che vedono nel clero uno strumento di oppressione e di impedimento della vita democratica e che non hanno condannato l’episodio ungherese. Come si conciliano queste posizioni?

Risposta: Non ho elementi sufficienti per giudicare il processo che ha portato alla condanna dei 9 sacerdoti. Bisognerebbe distinguere se il processo sia stato scaturito da attività religiose o politiche. Sui fatti del 56 noi abbiamo un autonomo giudizio che però non pregiudica il dialogo con il partito comunista sui problemi che riguardano tutti i lavoratori.

Romolo Mangione, La Giustizia

Domanda: Lei nel recente congresso del suo partito ha riconosciuto che è impossibile una comune lotta per il potere tra i socialisti che sono per la democrazia e i comunisti che invece sono per la dittatura e per il blocco sovietico. (L’impossibilità di esprimere dissenso dal partito, anche all’interno del sindacato che ne è espressionela Cgil, è stata la causa di dimissioni del sen. Pessi ad es. che ha fatto parte della segreteria della Cgil. L’avanti lo scorso 12 febbraio ha pubblicato una lettera scritta per il congresso nazionale del PSI dall’on. Mancini che è il dirigente responsabile dell’organizzazione: “è impossibile inserire un socialista in un sindacato se questo non approvi le linee filocomuniste) Perchè il PSI incentiva gli iscritti ad aderire alla CGIL, che è un feudo comunista, e non li lascia liberi di iscriversi ad un sindacato democratico?

Risposta: All'interno della CGIL noi siamo liberi di condurre le nostre campagne e le nostre lotte, non c'è motivo di lasciare la CGIL e creare scissioni

Noi vogliamo l'unità sindacale di tutti i lavoratori

Replica: Come fa il partito socialista a lottare per la democrazia se sta in un sindacato retto dai comunisti?

Risposta: l’unità sindacale è possibile anche nei paesi dove la maggioranza è socialista. Noi vogliamo l’unità sindacale dei lavoratori del nostro paese.

Ruffili, Il Telegrafo di Livorno

(Vecchietti sempre sulla lunghezza delle domande ricorda che il fondatore del telegrafo fu ucciso da un anarchico e quindi auspica che nella formulazione delle domande non si ripercorra sempre la storia delle complicazioni a sinistra)

Domanda: Come mai gli elettori della convergenza aumentano, e quelli del PSI diminuiscono? Aveva ragione Basso quando al congresso di Napoli disse che i socialisti avevano un’aspirazione piccolo-borghese?

Risposta: Non penso che sia così, alle amministrative il PSI prende sempre meno che alle politiche, e se abbiamo perso qualche voto nelle

campagne lo abbiamo recuperato con un incremento dei voti nelle grandi città, Milano, Torino, Genova. Citando Montale alcuni errori non li attribuisco al destino cinico e baro ma a noi stessi.

Replica: non c’è una certa stanchezza marxista nel vostro elettorato?

Risposta: no c’è stato solo un rallentamento.

Ignazio Pontu, La Notte

Domanda: Secondo lei il PCI è un partito democratico? Se no, perchè collaborate con lui?

Risposta: Io non mi arrogo il diritto di stabilire chi è democratico e chi no, ma osservo che dal PCI non è mai arrivata una minaccia

democratica al nostro paese e agisco di conseguenza

Domanda: Se il PSI andrà al potere, quanto socialismo potrà essere attuato in questa esperienza?

Risposta: Ci sarà la soluzione dei problemi di cui ho già parlato, scuola, mezzogiorno, riforma agraria e nuova struttura della vita rurale, in questi problemi c’è solo una parte di socialismo ma sono precondizione indispensabile.

Replica: siete pronti ad assumere responsabilità dirette di governo?

Risposta: oggi esistono solo le condizioni di appoggio esterno alla maggioranza per risolvere questi problemi elencati.

(Vecchietti: le risposte più interessanti avvengono sempre nella replica)

Pasquale Bandiera, La voce Repubblicana

Domanda: Non crede che l'impostazione della scuola pubblica italiana di ispirazione repubblicana, da cui lei è partito, sia di grande attualità?

Risposta: Sono assolutamente sensibile al valore morale dei principi mazziniani così come ai principi scientifici di cattaneo, ma questa scuola è stata superata dal moderno socialismo

Mario Pinzauti, di Momento Sera

Domanda: Se Saragat (ricorre l’anniversario) la invitasse oggi per parlare di unificazione socialista, lei ci andrebbe?

Risposta: Ci andrei ma non parlerei di unificazione socialista. Ogni cosa ha la sua stagione, quel tentativo è fallito

Precisazione sull’uso dispregiativo del termine carrista e difesa della minoranza del partito.

00:54:09 Lettura da parte del moderatore di un comunicato della Commissione Parlamentare di Vigilanza sulle Radiotelediffusioni

Vecchietti: Prima un breve antefatto, dopo la conferenza stampa dell’on Saragat, l’on. Tambroni indirizzò una lettera al presidente della Camera a proposito del giudizio espresso sul governo da lui presieduto. Tale lettera di cui l’on. Tambroni ci aveva chiesto lettura, è stata intanto passata dal presidente della Camera alla commissione di vigilanza, ed ecco il testo del comunicato inviatoci dalla commissione stessa: il comitato esecutivo della commissione di vigilanza sulle radiotelediffusioni, riunito sotto la presidenza del senatore Jannuzzi, presenti gli on. Guerrieri, Raiolo e Schiavetti, sulla richiesta degli organi della rai tv di un suo parere circa l’inserimento nella rubrica Tribuna Politica di rilievi relativi al contenuto di sue precedenti trasmissioni, è del parere

a) che Tribuna Politica riservata alla espressione e al dibattito delle idee dei partecipanti alle sue trasmissioni debba essere unicamente destinata a tale scopo e che in ciascuna trasmissione il tempo disponibile debba essere totalmente riservato ai partecipanti alla trasmissione stessa.

b) che ogni eventuale rilievo sul contenuto delle trasmissioni di Tribuna politica può essere rivolto alla commissione parlamentare di vigilanza sulla Rai tv nei limiti dei suoi compiti di tutela dell’indipendenza politica e della obiettività informativa dell’organo. Il comitato esecutivo infine come si propone di comunicare al presidente del consiglio nell’incontro a lui richiesto riafferma il carattere istitutivo della rubrica che è quella di manifestazione di idee e di dibattiti esclusivamente di natura politica.

il rapimento Moro, 6 aprile 1978
post pubblicato in diario, il 25 giugno 2008


Il 6 aprile 1978, Tribuna Politica si occupa del caso Moro, il Presidente della Dc ostaggio delle Brigate Rosse dalla mattina del 16 marzo 1978. Per Tribuna Politica andarono in onda tre interviste separate al segretario della Democrazia Cristiana Benigno Zaccagnini, a cura di Jader Jacobelli; al segretario del Partito Comunista Enrico Berlinguer, realizzata da Willy De Luca, al segretario del Partito Socialista Bettino Craxi, fatta da Luciana Giambuzzi.

Il 1978 (scheda)

Sono passati dieci anni dal vento della contestazione studentesca e solo pochi mesi dai tumulti dell’autunno caldo. Il 1978 segna lo spartiacque della lotta armata allo Stato. Il rapimento e l’uccisione del segretario della Democrazia Cristiana, Aldo Moro ad opera delle Brigate Rosse, resterà un vero trauma nazionale: delle coscienze, della politica, della lotta al sistema, della società.

E’ la sinistra della sinistra a soffrire, già nei primi mesi dell’anno. I sindacati, tra cui un Lama ormai sbiadito, richiamano i lavoratori alla rigorosa linea dell’Eur. Le aperture di Aldo Moro al Pci porteranno al quarto governo Andreotti. Un monocolore democristiano, definito di unità nazionale, grazie all’appoggio esterno degli altri partiti della sinistra e dei repubblicani. È il comorpmesso storico praticato di fatto e rivendicato con autorevolezza da Enrico Berlinguer. Alle ultime elezioni politiche, quelle del 1975, il Pci ha segnato il suo record con il 34% di consensi, insidiando, per la prima volta, l’indiscusso primato della democrazia cristiana. In economia però sono gli anni della crescita della spesa pubblica, il '78 eredita dall’anno precedente un’inflazione al 18% e, per risanare i conti, ci si affida al piano Pandolfi che prevede un rigido contenimento dei conti dello stato. La banca d’Italia registra una disoccupazione del 7,2%.

Il 1978 è l’anno della breve apparizione di Papa Luciani, dello scandalo Lockeed che travolge il presidente della Repubblica, Giovanni Leone e che porterà al Quirinale in luglio, il socialista Sandro Pertini. È l’anno della legge sull’interruzione di gravidanza, antesignana dell’obiezione di coscienza, in chiave religiosa.

Gli ultimi mesi del '78 contengono già il cambiamento di rotta verso quello che i sociologi chiameranno il riflusso, il disimpegno degli anni ’80. In politica arriva propotente sulla scena per le sue idee ed il carattere, il giovane Bettino Craxi. E nella società gli italiani scoprono il culto del corpo, attraverso tutto quello che la pubblicità ne rivela ed il nuovo senso dell’erotismo. A teatro come al cinema, negli oggi rivalutati b-movies di Edwige Fenech.

Ecco la trascrizione sintetica della puntata:

Anno: 06/04/1978

Oggetto: ciclo di brevi interviste ai segretari politici di tutti i partiti

Ospiti: On. Benigno Zaccagnini, segretario politico della DC, On. Enrico Berlinguer, segretario generale del PCI, On. Bettino Craxi, segretario politico del PSI

Abstract:

Sono tre brevi interviste separate, in ordine abbiamo

1) Benigno Zaccagnini
2) Enrico Berlinguer
3) Bettino Craxi

Le domande dei giornalisti riguardano:

1) Rapimento Moro
2) Situazione del paese
3) Congresso PSI

Dettaglio domande:

Intervista a Benigno Zaccagnini.

Jader Jacobelli: Le lettere così drammatiche di Moro possono cambiare l’atteggiamento della DC?
Risposta: Noi abbiamo il dovere di difendere la Repubblica e le sue istituzioni, con il nostro atteggiamento noi affermiamo le idee che Moro ha sempre sostenuto. Sentiamo di non essere soli nel fare ogni sforzo per ridare la libertà a Moro e renderlo alla sua famiglia e al partito.
Jader Jacobelli: Alla luce degli ultimi drammatici avvenimenti, lei ritiene positiva la fine della crisi di governo?
Risposta: Si, proprio perché questa grave situazione richiede un’ampia convergenza di forze popolari e democratiche che fornisca al governo la forza necessaria per affrontare gli eventi. In primo luogo il problema dell’ordine pubblico.
Jader Jacobelli: Non crede che proprio il problema dell’ordine pubblico possa ritardare la risoluzione dell’emergenza economica?
Risposta: E’ quello che stavo appunto dicendo. Questi due problemi sono legati: da un lato, senza ordine pubblico l’economia soffre, dall’altro, proprio la soluzione dei problemi economici porta a maggior ordine democratico.
Jader Jacobelli: Come giudica la DC le conclusioni del Congresso del PSI?
Risposta: E’ stato un congresso interessante, che ha risentito della situazione drammatica del paese e anche della sconfitta delle sinistre francesi. Si è dibattuto sulla politica reale del paese, si è confermato l’appoggi al governo e aperta una prospettiva di nuovo dialogo con la DC.
Jader Jacobelli: Ciò che sta avvenendo potrebbe segnare l’inizio di un nuovo corso per il suo partito?
Risposta: Questa vicenda dolorosa incide nella vita del partito e noi vogliamo dimostrare che la DC è in grado di fronteggiare questa situazione.

Intervista a Enrico Berlinguer

Willy de Luca: Prevedevate un’ondata terroristica di questo genere?
Risposta: Era difficile prevedere un atto tanto folle come il rapimento di Moro, ma era prevedibile che all’avanzare delle forze popolari e democratiche si sarebbe opposto un estremo tentativo di fermare questo processo politico positivo. Sono certo che se si reggerà con fermezza, il terrorismo verrà debellato.
Willy de Luca: La lotta al terrorismo significa il vecchio binomio ordine e sicurezza, fine di ogni permissivismo o bisogna trovare una formula nuova?
Risposta: Significa ferma applicazione delle leggi dello Stato. Il paese deve essere governato seriamente in ogni campo, in modo che cresca la fiducia dei cittadini verso le istituzioni.
Willy de Luca: Secondo lei a chi giova il terrorismo?
Risposta: Ai nemici della democrazia. Il terrorismo è prima di tutto nemico delle masse lavoratrici, dei comunisti e dei socialisti e di tutti quelli che lottano per il progresso democratico.
Willy de Luca: Il terrorismo si è inasprito in presenza di un quadro politico nuovo: l’alleanza a cinque, a cui Moro, peraltro, aveva attivamente lavorato. Questo quadro politico nuovo come risponde al terrorismo?
Risposta: Deve rispondere con la compatezza e l’unità, affrontando i problemi del paese come la scuola e l’occupazione.
Willy de Luca: I partiti hanno, secondo lei, la forza di affrontare contemporaneamente sia il problema dell’ordine pubblico che la crisi economica?
Risposta: E’ assolutamente necessario.
Willy de Luca: Come giudica le conclusioni del Congresso del PSI?
Risposta: Nel complesso un giudizio positivo, per il rifiuto di ritornare a esperienze del passato, come quelle del centro-sinistra, e perché si è deciso di porre fine a ogni discriminazione a sinistra. Si è sostenuta la necessità di una politica di unità nazionale, che è la stessa che noi vogliamo.
Willy de Luca: Quale rapporto vede tra la politica dell’emergenza, la politica di unità nazionale e l’obiettivo del compromesso storico?
Risposta: Non le vedo contraddirsi tra loro. La politica dell’emergenza è rivolta a fronteggiare i problemi gravi del momento, l’obiettivo del compromesso storico è una politica di più lungo respiro.
Willy de Luca: Come si fa a conciliare il dovere dello Stato di non cedere ai ricatti e il dovere dello Stato di salvare uno dei suoi cittadini?
Risposta: Il dovere dello Strato è di salvare qualsiasi cittadino, ma credo che la ripulsa netta di ogni ricatto sia la via per salvaguardare davvero tutti i cittadini.
Willy de Luca: Cosa c’è dietro l’atteggiamento di alcuni intellettuali che dicono: Né con lo Stato, né con le Br”?
Risposta: Dimostrano di essere estranei ai veri sentimenti delle masse popolari italiane.
Willy de Luca: I sindacati dicono che il terrorismo non nasce in fabbrica, ma è un’espressione piccolo borghese. Cosa significa?
Risposta: E’ vero, il movimento operaio ha sempre respinto il terrorismo e ha sempre preferito i mezzi di lotta democratica.
Willy de Luca: Qual è la risposta politica al terrorismo?
Risposta: E’ la stessa che si deve dare ai grandi problemi sociali, cioè il governare seriamente il paese, rinnovare la società.
Willy de Luca: Quando chiedete di isolare i terroristi, chiedete anche di denunciarli?
Risposta: E’ dovere di ogni cittadino.

Intervista a Bettino Craxi.

Luciana Giambuzzi: Dopo il Congresso, quali sono le iniziative concrete per dare un’immagine nuova del PSI? Quali ambienti cercate di recuperare nella società e nell’ elettorato?
Risposta: Il progetto che abbiamo presentato al congresso ci servirà come base.
Luciana Giambuzzi: Avete incluso anche degli intellettuali nel comitato centrale, quali altri settori della società volete coinvolgere?
Risposta: Non vogliamo fare l’asso pigliatutto, come il PSI francese. Il PSI ha le basi nel lavoro dipendente, ma ha una rappresentanza anche di lavoro indipendente, penso ai commercianti.
Luciana Giambuzzi: Cosa dice a quei giovani che pensano: “Né con lo Stato, né con le Br”?
Risposta: Penso che nella vita ci siano dei momenti in cui non si può non scegliere, i giovani devono scegliere.
Luciana Giambuzzi: Secondo lei, il terrorismo dipende in parte da uno scollamento tra la classe politica e il paese?
Risposta: Classe politica è un concetto troppo generale. Credo che in una società in crisi, lasciata galleggiare nei problemi troppo a lungo, si siano accumulati dei fattori esplosivi, e lì una certa forma di fanatismo può trovare terreno fertile.
Luciana Giambuzzi: L’On. Manca ha detto stamani che per risolvere la situazione occorre: un governo con un programma di risanamento, servizi segreti, proselitismo tra gli intellettuali, stanziamenti economici per la polizia, rinnovamento della vita pubblica. Condivide?
Risposta: Su questi temi ho presentato pochi giorni fa una relazione al mio partito.
Luciana Giambuzzi: Lei ha negato di aver detto che il PSI non andrà mai al governo senza il PCI. Si sta tenendo aperta questa possibilità?
Risposta: Io raramente nella vita dico “mai”, perché spesso si è costretti a smentirci.
Luciana Giambuzzi: Giorgio Bocca dice che molti temi durante il congresso di Torino non sono venuti a galla.
Risposta: L’ho letto, ma credo che si sbagli, il congresso non si è ammutolito a abbiamo affrontato l’insieme dei problemi.
Luciana Giambuzzi: Lei ha voluto come simbolo al congresso il garofano rosso, che però non a tutti è piaciuto.
Risposta: Nella simbologia socialista è uno dei simboli più antichi, non vedo lo scandalo.


Per commentare questa Tribuna Politica abbiamo intervistato Lucia Annunziata in onda il 3 maggio del 2007.


Aldo Moro 30 maggio 1962
post pubblicato in diario, il 23 giugno 2008


La prima puntata in onda su Nessuno.tv per Tribuna Politica è un omaggio al Presidente della Democrazia Cristiana Aldo Moro.

Il 1962 (scheda)

È l’anno dell’oscar per West Side Story e per Moon River in Colazione da Tiffany.

È l’anno dei Mondiali in Cile persi dall’Italia nella Battaglia di Santiago.

Il 1962 è l’anno della democrazia cristiana che guarda a sinistra, della Fiat 600 e della nazionalizzazione dell’energia elettrica. Le donne si fanno “analizzare con la Tiesse” scrive Camilla Cederna ma è la prima volta che il governo legifera per impedire il licenziamento di quelle che si sposano.

Il Papa buono apre il Concilio Vaticano II e a dicembre arriva la scuola media unificata e obbligatoria fino a 14’anni, con i voti contrari dei comunisti di Togliatti.

Moro, vincitore del congresso di Napoli, incassa l’appoggio esterno al governo del partito di Nenni ma prende i voti del movimento sociale italiano per eleggere Antonio Segni presidente della Repubblica. È l’anno di Mamma Roma. Della crisi dei missili a cuba e dei metalmeccanici in Piazza Statuto. Della Lolita di Kubrick e dell’addio di Marilyn che “non si era abituata alla felicità”.


Anno:
30/05/1962

Oggetto:
settima conferenza stampa dei partiti

Ospite: Aldo Moro, segretario politico della DC

Accompagnatore: Franco Salvi*, membro della direzione centrale del Partito Democratico Cristiano

Tema: La Dc nell’attuale momento politico


Abstract:

Moro sottolinea come il congresso** abbia riconfermato le caratteristiche basilari della DC, ossia:

1) ispirazione cristiana del partito

2) carattere non classista ma popolare della Dc

3) antitotalitarismo

4) difesa delle istituzioni

5) continuità della linea politica

e mette in luce la principale novità:

1) accostamento al PSI

 

Successivamente iniziano le domande dei giornalisti che riguardano:

1) imminenti elezioni amministrative

2) disarmo della polizia durante gli scioperi*** 

3) presenza nelle liste elettorali della della Dc a Napoli di un ex fascista

4) questione delle regioni e dei loro costi di mantenimento

5) accostamento al PSI

6) pregiudiziali verso MSi

7) questione del nucleare


Dettaglio domande:


Corrado Martucci, Corriere di Napoli

Domanda: Quali sono i limiti entro i quali fare alleanze a livello amministrativo?

Risposta: Disponibilità della Dc verso i partiti democratici e le forze intermedie purchè non totalitarie, esclusi quindi PCI e MSI.

Luigi Pintor, condirettore dell’Unità

Domanda: La polizia spara a Ceccano contro gli operai in sciopero, cosa si intende fare? Si farà il disarmo della polizia durante le manifestazioni?

Risposta: Dispiacere per l’accaduto ma ci sarà un’inchiesta che chiarirà il fatto, dopo la quale si prenderanno oppurtuni provvedimenti.

Domanda: Come mai nelle liste della DC a Napoli c’è un ex fascista?

Risposta: Si tratta di liste locali non controllate dalla direzione centrale del partito, comunque fiducia verso i colleghi di partito che hanno scelto quella persona.

Vittorio Zincone, vice direttore del Tempo

Domanda: Cosa avverrà dopo le elezioni, se la prova amministrativa dovesse rivelare un calo della DC? Quali sarebbero le conseguenze sul governo?

Risposta: Queste elezioni, di tipo amministrativo, non permettono di trarre valutazioni di tipo politico

Pellegrino Pellecchia, Stampa Sera

Domanda: Le Regioni servono all’unità dello Stato? Non costano troppo?

Risposta: La DC sostiene l’importanza delle regioni per lo sviluppo del paese,e il loro costo non è così elevato come taluni sostengono.

Enrico Mattei, direttore de la Nazione

Domanda: Come mai la DC ha deciso di accettare la collaborazione proposta dal PSI fin dal 1953, e fino ad oggi rifiutata? Cosa è cambiato rispetto a prima?

Risposta: Buona volontà dimostrata dal PSI, allontanamento del PSI dal PCI, ripudio del frontismo come strumento di raggiungimento del potere.

Giulio Goria, Paese sera

Domanda: Come mai il governo non protesta per gli esperimenti nucleari americani, come ha fatto per quelli sovietici?

Risposta: La tregua è stata interrotta dai sovietici, quindi la ripresa degli esperimenti da parte americana non è che una conseguenza

Luigi Mosillo, il Secolo d’Italia

Domanda: La discriminazione assoluta verso l’MSI è di tipo ideologico o storico?

Risposta: Attuiamo la discriminazione sia verso MSI che verso PCI perchè li riteniamo pericolosi per la libertà delle istituzioni.

Carlo Barbieri, direttore della Tribuna Illustrata

Domanda: La DC è accusata dalle destre di non combattere abbastanza il PCI, il che potrebbe portare ad un aumento di voti per la destra.Come utilizzereste questi voti?

Risposta: Togliere il voto alla DC per darlo alle destre sarebbe dannoso, perchè significherebbe indebolire la DC e quindi rafforzare il PCI.

*Partigiano cristiano.
**VIII Congresso - Napoli, 27-31 gennaio 1962
***Il 28 maggio 1962 a Ceccano (FR) gli operai del saponificio Scala sono in sciopero da 34 giorni per aumenti salariali. Manifestano per il mancato accoglimento delle richieste e per l'illegale assunzione di 6 operai con funzione di crumiraggio. I carabinieri aggrediscono il corteo e sparano. Viene ucciso l'operaio Luigi Mastrogiacomo. (fonte Rete Invisibili)

tribuna politica
post pubblicato in diario, il 23 giugno 2008


Tribuna Politica è il programma che curo per Nessuno.tv da aprile 2007.

Il format consiste nella riedizione delle Tribune Politiche ed Elettorali mandate in onda dalla Rai dal 1960 ai primi anni ‘90, in cui si vedono tutti i protagonisti di trent’anni di vita politica del nostro Paese. Ogni Tribuna è preceduta da una scheda redazionale, in cui si individua il periodo storico, e da un’intervista ad un personaggio della vita politica, storica e culturale italiana, che commenta il filmato concesso da Rai Trade e in onda in versione integrale.

Ho deciso di mettere qui parte del lavoro che faccio per la realizzazione di questo programma.

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